giovedì 9 gennaio 2014

Blackjack Barry

Di mestiere facevo il croupier.
Si puó dire che il rumore delle carte da gioco che frusciavano e delle fiche che si accalcavano sul tavolo siano stati la colonna sonora dei miei migliori anni sul tavolo.
Il ricordo più vivido è di come le carte volavano da una mano all'altra. Non era solo lavoro, ma la mia grande passione.
La mia abilità era arrivata al punto da far dimenticare qualsiasi preoccupazione ai giocatori che si sedevano al mio tavolo, talmente bravo da far passar loro ore a giocare senza che se ne accorgessero, talmente abile da mettere paura al più abile degli imbroglioni; tanto abile da meritare il soprannome di Blackjack Barry.

Le carte dominavano la mia vita. Cercavo in ogni cosa che facevo un legame con i semi delle carte o con le sue figure.
Non solo al lavoro ma anche fra le mura di casa mi passavo il tempo a giocare con le carte e a mescolare i mazzi più e più volte.
Il resto del tempo lo passavo a cercare nuovi metodi per impressionare i miei giocatori con nuovi modi per mescolare le carte o con nuove notizie per intrattenerli con me al tavolo.
Trovai, cercando, video e foto di castelli di carte...ne avevo già costruiti da piccolo, nella mia infanzia, ma non avevo mai trovato poesia in quelle costruzioni.
Ma quella volta fu diverso: non erano solo castelli di carta costruiti da un bimbo per passare un pomeriggio di un giorno di pioggia, ma delle vere e proprie architetture.
Intere città costruite con le carte! Dapprima cominciarono a dominare i miei sogni poi diventarono il centro delle mie ore libere al di fuori dei casinò.
Arrivai al punto di essere così abile da farne di giganteschi; un'intera stanza diveniva il mio regno fatto di assi, fanti re e regine.
I semi si ripetevano intorno a me facendomi dimenticare il mondo.
Oramai neanche più il mio lavoro era importante e quelli che prima adoravo intrattenere,  di colpo diventarono dei fastidi, come un rubinetto d'acqua che di notte perde rumorosamente...Perdere...a proposito...diventai anche io come quel rubinetto: cominciai a non avere più interesse per il mio lavoro, cominciai a non contare più le mani vincenti a non parlare più ai miei giocatori. Arrivai al punto di picchiarmi con un giocatore al tavolo...
Non fu un bello spettacolo per il casinò. Tanto che decisero, dopo avermi pestato per bene di sbattermi fuori dal casinò ed infilarmi nella lista degli indesiderati. Degna fine per Blackjack Barry...
Finì col credere davvero che quelle carte potessero difendermi, alzare una barriera tra me e il resto dell'umanità.
Un mondo in cui ero libero.
Cominciai a non uscire più di casa.
Credevo di poter vivere in quel mondo rettangolare fatto di quattro semi e due colori.
E ci riuscì.
Almeno per un periodo.
Ero solamente io, un tavolino, una sedia e le mie carte. Vendetti tutto pur di far spazio alle mie creazioni. Creazioni che mi permettevano di restare isolato e felice.
L'unica persona che ancora facevo entrare nella mia vita era Johnny "Blah" Stones.
Il vecchio Blah.  Mi faceva la spesa, pagava le mie bollette, tagliava persino l'erba del mio giardino.
Tentava di riportarmi indietro,  al mio lavoro, ai miei giocatori...ma ormai era troppo tardi. Finì col cacciare anche lui un giorno che lo trovai a cercare di ripulire la mia casa dai mucchi, a detta sua, marci, di carte che erano state le mie prime creazioni. Ero talmente furioso che l'unica sedia in casa voló vicino alla sua faccia e subito dopo con un sputo lo centrai in mezzo agli occhi. Fu una bella scazzottata fino a quando, con un colpo ben assestato alla mandibola, Jhonny mi fece stramazzare a terra.
Mi risvegliai da solo. Accanto a me un biglietto. "coglione" diceva, e nient'altro.
L'ultimo favore che mi fece fu quello di chiamare un servizio di consegna a domicilio della spesa.
Il buon vecchio Johnny.
Continuai imperrterrito con la mia vita e le mie costruzioni. Arrivai a non mangiare per giorni e oramai anche il mio frigo era diventato una postazione dove tenere le mie opere.
Erano sei mesi che ormai non ricevevo piu neanche il sussidio per la disoccupazione e la mia realtà cominciava a scricchiolare come un vecchio pavimento in legno; bollette, ingiunzioni di pagamento delle rate dei mobili muravano e trabordavano dalla cassetta della posta. L'unica cosa utile nella cassetta era la pubblicità che mi aveva aiutato a passare l'inverno e a modellare le carte da gioco che ormai non potevo più permettermi.
Con l'arrivo di una stagione più mite pensavo che potessi smettere di preoccuparmi e di poter mettere da parte tutte le precauzioni che avevo adottato per salvare i miei tesori.
Niente di più sbagliato.
La cura che avevo scrupolosamente evitato di osservare nei confronti di tutta la casa mi si rovesció addosso come una valanga di fango.
Vivevo in una casa abbastanza grande, lasciatami in eredità da una mia vecchia zia. In passato era stato un bellissimo stabile. Essenziale nello stile, tratteneva dentro ambienti caldi e accoglienti.
Non avevo mai avuto particolare cura di lei, infatti già prima e grazie al mio lavoro la mia indifferenza nei suoi confronti aveva già minato la struttura della casa.
Tubature che potevano essere riparate avevano ceduto per l'usura del tempo. E le muffe che adornavano soffitti e angoli ne erano testimoni.
Mi accorsi che il tetto aveva retto il suo ultimo inverno, non tanto perchè avessi controllato, quanto perchè fu la prima pioggia primaverile a farmelo notare.
All'inizio del secondo mese di pioggia battente dai soffitti cominció a trasudare acqua che irrimediabilmente si riversava copiosa sulle mie creazioni lasciate da me senza difese.
Ampie porzioni del tetto crollarono, franando sui pavimenti ormai fradici e i pavimenti del piano superiore si riversarono sul mio museo sottostante cancellando in pochi secondi tutti i miei anni di creazioni.
Pensai, come avevo già fatto, solo a fuggire evitando i calcinacci che si staccavano. Non potevo non pensare a tutte le mie preziose creature, pura arte architettonica e fisica che irrimediabilmente venivano cancellati, eliminati senza che io potessi porvi alcun rimedio.
Uscì lanciandomi da una delle finestre prima che il resto dell'abitazione collassasse e si tramutasse nella tomba del mio fantastico regno.
Rimasi in piedi aspettando che il completo crollo mi permettesse di cercare un piccolo residuo delle mie amate costruzioni.
Ma il crollo e distruzione dell'impianto elettrico assieme alla lacerazione di alcune bombole di gas presenti mi fece schizzare addosso una parte dei detriti che mi trafissero in varie parti del corpo.
Sanguinante in ginocchio alcuni pezzi di carta ricaddero su di me e un pezzo bruciacchiato di un due di fiori mi si incolló sulla fronte.
Tentai di prenderlo ma le mie braccia erano inutili e lentamente il sangue che colava dalla mia fronte mi rese cieco. Mi accasciai a terra e mentre fuoriuscivano, tutti i liquidi del mio corpo occuparono lo spazio che una volta era dell'ossigeno, soffocandomi.
Mentre il dolore mi lacerava e con violenza la vita si stava allontanando da me,  tentavo invano di trovare ancora qualche carta integra per trovare ancora il calore effimero del mio mondo.

-D-

mercoledì 8 gennaio 2014

Una breve corsa fatta di metallo

Vengo svegliato dal lucernario che si apre...non so se è mattino o pomeriggio; neanche ricordo l'ultima volta che ho visto il sole...
Ricordo solo gli sballottatamenti di qua e di là.
Insieme ai miei fratelli, pochi rumori metallici e freddi si sentivano da dentro la nostra casa, come poco era l'affetto che ci legava come tanto era lontano il ricordo di nostra madre e della casa dove eravamo nati...Ecco! Da allora credo di non avere più visto il sole...o almeno credevo fosse il sole.
Comunque oggi la luce mi sveglia...Ma non sento calore.
Piccola dita delicate toccano me e i miei fratelli...e un leggero brivido caldo passa nelle mie tempie.
Quelle dita  si allontano per tornare ad afferrarmi con più decisione...Sento che quelle mani mi trascinano...Non saprei dove ma il freddo prende di nuovo possesso della mia testa...Mi chiedo per la prima volta se questo sia l'ultimo posto dove verrò lasciato...I miei fratelli prima così vicini ora non li sento più...Alcuni mi pare abbiano subito il mio stesso trattamento.
Ma non mi faccio domande...sarebbe inutile.
L'unica risposta sarebbe il silenzio. Attendo ancora senza tensione; però mi aspetto che succeda qualcosa.
Percepisco un leggero tremore del piano; come se qualcos'altro fosse stato portato lì sopra.
Nella calma del momento torno a pensare ai miei fratelli che ho dovuto lasciare senza un saluto...anche se tra di noi le parole non sono mai state importanti.
Di nuovo quelle mani mi afferrano per le tempie. Le sento scivolare per tutto il mio corpo, girarmi, ritirarsi ancora e mettermi a testa in giù e rialzarsi come se dovessi essere esaminato. Ad un certo punto quelle dita si fermano, si bloccano a toccare la mia vita. Mi fanno volare con delicatezza dentro un tunnel e con un ultima pacca sul sedere mi abbandonano lì dentro...Questo tunnel sembra fatto per me. Mi avvolge col suo abbraccio duro e gelido. Non ho spazio per i movimenti; non che mi serva davvero muovermi...anzi devo dire che non sono mai stato un tipo molto atletico. Credo però di adorare la velocità, anche se non ho mai corso. So di poter superare chiunque...ma mi serve una spinta! Per un attimo avverto un tremore...come se il tunnel si spostasse...la luce sta cambiando...Nel frattempo il tremore diventa più forte...il mio tunnel sembra trasportarmi da qualche parte.
La luce diminuisce...Mi ritrovo nuovamente al buio...Il freddo del tunnel mi impedisce di capire dove sono...Però ogni tanto la luce filtra e scompare nel buio dell'ambiente. Sento continui movimenti intorno a me, come se fossi in un ascensore affollato o in un autobus troppo pieno.
Ad un tratto uno strattone mi strappa dal buio, anche se resto intrappolato nel mio tunnel.
Il tremore ricomincia. Questa volta nn si ferma subito.
Il nervosismo di quel tremore mi contagia, ho il presagio che il mio desiderio di velocità venga soddisfatto a momenti...il tunnel compie mezzo giro,un altro mezzo giro e un altro ancora, i mezzi giri sono intervallati da degli scossoni terribili ma piacevoli..Più li sento e più capisco che a breve il mio momento sta per arrivare...Che la mia voglia di velocità verrà soddisfatta. La tensione si impadronisce di me...Il quarto mezzo giro...avverto vicino a me adesso un calore mai sentito...Il caldo si avvicina sempre di più. E pian piano sento dentro di me salire un furore incontrollabile. Sono pronto! So che devo correre adesso! Il mezzo giro! È arrivato il mio momento! Il caldo prende i miei piedi e brucia! Tutto il fuoco dell'inferno sta dietro di me e io nn riesco a muovermi! Il tremore! Bastaaa nn resisto più!
È questa l'esitazione?
Voglio uscire!
Rivedere la luce e correre!
Ad un tratto il buio e una botta ai piedi così forte da farmi perdere i sensi.
Il buio non dirà molto e appena esco mi rendo conto che ho perso metà del mio corpo.
Esco dal tunnel e sono completamenre avvolto dalla luce.
Non ho neanche il tempo di realizzarlo appieno che sento la mia testa schiacciarsi contro una parete che non appena tocco si squarcia al mio passaggio...la luce che fino a poco tempo fa mi avvolgeva ora è scomparsa...attorno a me sento solo calore e morbidezza...credo che ci sia del liquido intorno a me ma non capisco come...la testa mi fa male e ricordo solo ora che una parte del mio corpo mi è stata strappata. Ma ho corso! Lo so! Ed è stato magnifico! Il mal di testa si accanisce fino quasi a farmi perdere i sensi ma non abbastanza da non farmi dimenticare che sono in un nuovo posto...ricordo la stanza con i miei fratelli, il piano freddo e il tunnel...Ma niente assomiglia a quello dove sono adesso.
È morbido, caldo e sento che assieme a me,  e molto vicino, c'è uno dei miei fratelli. me ne accorgo perché per la prima volta ci stiamo toccando...credo che anche lui sia mutilato ma come al solito non parla.
Di nuovo un movimento...sembra che la nostra nuova casa stia per crollare.
Ho paura.
Per la prima volta sono terrorizzato di perdere l'unico posto dove ho trovato l'abbraccio di uno dei miei fratelli e dove ho sentito un calore piacevole e duraturo intorno a me. Non voglio perdere tutto questo! La casa si sposta di nuovo pende da un lato e crolla.
Il contraccolpo mi separa da mio fratello...è stato bello abbracciarti. Almeno una volta.
Mi resta  comunque il calore della mia nuova casa.

-D-